Soffriamo.

Dobbiamo capire nel profondo quanto sia calcisticamente grave una mancata qualificazione ai Mondiali per un Paese come l'Italia. Non scappiamo, non ergiamoci a professori, non reagiamo di pancia. Silenzio e idee

Di Redazione | Martedì, 14 Novembre 2017 18:36

Soffriamo.

Non dobbiamo aver la fretta di uscire dal dispiacere di aver mancato la qualificazione al Mondiale.
Dobbiamo vivere questa situazione e sentirla dentro: è giusto così ed è solo così che potremo ripartire.
Segnali di svolta servono presto, ma restiamoci ancora un po' in questa amarezza. Ci servirà.

Non ergiamoci a professori dello studio di cause, concause, problemi tecnici, tattici, organizzativi e dei nostri vivai: ce li siamo detti tutti mille volte.
Non reagiamo con soluzioni nazional-popolari, dettate più dalla pancia che dalla testa.
Scendiamo dal piedistallo in cui ognuno di noi crede di avere una valida opinione da esprimere.
Non scioriniamo statistiche e riferimenti al 1958 e altri riferimenti inutili.

Questo è solo il momento in cui dobbiamo capire nel profondo quanto sia calcisticamente e socialmente grave una mancata qualificazione ai Mondiali per un Paese come l'Italia.

I media nazionali non hanno fatto altro che alimentare effimere illusioni nel tentativo di spingere la Nazionale, prima,
e fomentare rabbia popolare, alimentando l'assetata ricerca di colpevoli, poi.
In realtà, la situazione è nota da tempo.

Di un tecnico inadeguato avevamo già ricevuto conferme dalla gestione degli ultimi mesi.
Di una Federazione incapace nella sua totalità, dai vertici fino al dilettantismo, di ascoltare le esigenze di società e di favorire i giovani, abbiamo riscontro ogni giorno.
Di una squadra non all'altezza dei fasti del Mondiale 2006 eravamo già consapevoli in cuor nostro, nonostante la voglia di sognare, che ci ha spinto sempre alle grandi imprese.
Questa situazione è la stessa di tre mesi fa, è la stessa di oggi e sarebbe stata la stessa anche se le occasioni di Belotti, Immobile, Florenzi ed El Shaarawy fossero entrate tutte quante.

Meglio tornare nel silenzio: è lì che possono nascere idee nuove per ripartire.

Come le delusioni amorose e i tormenti dell'anima hanno saputo generare le più alte espressioni della musica e dell'arte, l'augurio è che questa badilata sui denti non smetta di voler far tornare a sorridere nostro calcio.

 

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